A. nel Paese delle Meraviglie

… A un tratto s’imbatté in un tavolino a tre gambe, tutto fatto di vetro; sopra c’era soltanto una minuscola chiave d’oro, e il primo pensiero di A. fu che fosse la chiave di una delle porte della sala; ma, ahimé! o il lucchetto era troppo grande, o la chiave era tropo piccola: in ogni caso non apriva nessuna di quelle porte. Tuttavia, al secondo giro, si trovò davanti a una tenda bassa che prima non aveva notato, e dietro scoprì una porticina alta forse quaranta centimetri: cercò di far entrare la chiavetta d’oro nella serratura, e , con sua grande gioia, vide che ci riusciva!

A. aprì la porta e vide che dava su un piccolo corridoio, non molto piu largo della tana di un topo: si inginocchiò e scorse oltre il corridoio il più bel giardino che avesse mai visto.

… A un tratto s’imbatté in un tavolino a tre gambe, tutto fatto di vetro; sopra c’era soltanto una minuscola chiave d’oro, e il primo pensiero di A. fu che fosse la chiave di una delle porte della sala; ma, ahimé! o il lucchetto era troppo grande, o la chiave era tropo piccola: in ogni caso non apriva nessuna di quelle porte. Tuttavia, al secondo giro, si trovò davanti a una tenda bassa che prima non aveva notato, e dietro scoprì una porticina alta forse quaranta centimetri: cercò di far entrare la chiavetta d’oro nella serratura, e , con sua grande gioia, vide che ci riusciva!

A. aprì la porta e vide che dava su un piccolo corridoio, non molto piu largo della tana di un topo: si inginocchiò e scorse oltre il corridoio il più bel giardino che avesse mai visto.

Quanto desiderava uscire da quella sala buia, e passeggiare tra quelle aiuole di fiori variopinti e quelle fresche fontane! Ma non riusciva a infilare nella porta neppure la testa; ” e anche se riuscissi a infilarci la testa” pensò la povera A. “non servirebbe a molto se non ci passano le spalle. Oh, quanto vorrei accorciarmi come un cannocchiale! Ce la farei, se solo sapessi da che parte cominciare. Perché vedete, ultimamente erano successi cose così straordinari che A. aveva cominciato a pensare che pochissime cose fossero davvero impossibili.

Aspettare accanto alla porta sembrava del tutto inutile, perciò A. ritorno accanto al tavolino, (…) questa volta trovò una bottiglietta (” sono sicura che prima non c’era”) che aveva intorno al collo un’etichetta, con la scritta “BEVIMI” magnificamente stampata a grandi caratteri (…)

A. si arrischiò ad assaggiarne il contenuto, e trovandolo molto gradevole ( in effetti era un sapore misto di torta alle ciliegie, crema, ananas, tacchino arrosto,, caramello e perfino toast col burro) se lo bevve d’un fiato.

“che strana sensazione” si disse A. “Mi sembra di accorciarmi come un cannocchiale”. Ed era proprio così: adesso era alta soltanto venticinque centimetri, e il viso le si illuminò al pensiero che ormai era della misura giusta per passare dalla porticina ed entrare in quel grazioso giardino (…);

Ma povera A.! quando arrivò alla porta si accorse di aver dimenticato la chiavetta d’oro, e quando torno al tavolo per prenderla, scoprì che non ci arrivava in nessun modo: la vedeva molto distintamente attraverso il vetro, e fece del suo meglio per arrampicarsi su una gamba del tavolo, ma era troppo scivolosa; e quando ci fu stancata di provarci, la poverina si mise a sede per terra e scoppio a piangere.

“Su, é inutile piangere così!” disse A. a sé stessa, piuttosto aspramente.

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