un frutto dell’autunno molto speciale ……

… questo  è un frutto molto molto speciale perchè ha un tetto nuovo, delle finestre e delle porte restaurate e ridipinte di blu, grigio e bianco, un camino vecchio e due stufe nuove in ferro …… e molta pietra e legno ……

Dopo tre anni di lavori,  il 1 novembre 2011, cioè tre giornio fa, abbiamo ufficialmente dichiarati conclusi i lavori di restauro della nostra casa …..!!!!! E questa è la foto della bottiglia di vino, un ottimissimo Marques de Riscal del 2002, e dei bicchieri, vuoti la mattina dopo, con cui abbiamo festeggiato E. ed Io, molto emozionati, quasi con le lacrime agli occhi, la fine dei restauri della nostra casa.

I miei sentimenti li descrisse benissimo Cechov a un amico che andò a trovarlo in Crimea …. ” Qui ogni albero l’ho piantato io  e mi sono cari. Ma ciò che importa non è questo, è il fatto che prima che venissi io qui non c’era che un terreno incolto e fossi pieni di pietrame e cardi selvatici. Ho trasformato quest’angolo perduto in un luogo bello e civile. Lo sa? Fra tre, quattrocento anni, tutta la terra si trasformera in un bosco fiorito e la vita sarà meravigliosamente leggera e facile ….”

Vi dico solo … che c’è una casa dentro di me, e sono felice …..

Autocostruzione V

le canne

Nella zona della Sardegna dove noi abitiamo le canne crescono spontanee lungo i corsi d’acqua, nelle zone sabbiose e nei terreni freschi …. viene anche coltivata per il suo uso come tutore in orticoltura e nelle vigne e credo anche, come frangivento. A noi ci sono servite per fare il nostro tetto …….

Ha anche il suo posticino fra le piante medicinali perchè  ha delle proprietà diuretiche e sudorifere.

Come per il legno anche le canne vanno tagliate in inverno, quando fa freddo, e si mettono in piedi ad asciugare.  Così, anche se sono dei vegetali,  e per ciò molto perituri, le canne dureranno per sempre. Ci sono ancora case vecchie più di duecento anni con la parte in canne originaria e perfettamente conservata.

Con le canne si fanno due tipi di tappeti,

Si chiama ORRIU il tappeto di canne schiacciate e intrecciate che si svolge immediatamente sopra i travetti e che per ciò, rimane a vista. Oggigiorno viene sostituito dal tavolato o dalla soletta in cemento ….

Di solito lo mettevano nelle case più ricche … oltre che fare da rifinitura aiutava a tenere lontani gli animaletti, la polvere o i pezzi di calce che si potevano infiltrare dal tetto rendendo la casa più comoda e pulita.

Abbiamo saputo che anche in Marocco hanno un tappeto simile all’ orriu ma mentre in Sardegna si intrecciano grandi foglie  approffitando della lunghezza totale della canna,  in Marocco si fanno piccoli quadrati.

L’orriu si cucisce direttamente sui travetti con dei chiodi. E’ duro e poco flessuoso. Di solito i fogli di orriu non sono grandi quanto la stanza per cui la copertura si fa in più parti. Bisognerebbe calcolare che la separazione dell’orriu avvenga sotto una trave in maniera che non si veda dove finisce uno e dove comincia l’altro.

Qui sopra vedete che abbiamo portato su l’orriu e stiamo per iniziare a cucirlo ai travetti. Sotto si vede il risultato visto da dentro la stanza.

 

Si chiama CANNICCIATO il secondo tipo di tappeto. Una volta le canne si univano con lo spago però adesso si fa col fil di ferro. Quando le canne si sono classificate a seconda della loro dimensione si procede a legarle l’una accanto all’altra . In più, a una distanza regolare che cada in mezzo ai travetti si aggiungono delle canne guida che aiutano il cannicciato a rimanere completamente disteso senza fare delle onde.

 

 

Come per l’orriu, si può decidere di mettere a vista il cannicciato e allora si può appoggiare direttamente sui travetti e si cucisce con dei chiodi. Per aiutarsi in questo lavoro è bene indicare con una lenza il punto dove passano i travetti. Perche seno una può diventare matta inchiodando chiodi nel vuoto ed schiodando …. esperienza propria !!

Noi il cannicciato l’abbiamo messo sull’orriu, dopo la lana di pecora. Aiuterà a tenere il peso delle tegole.

Con le canne si fanno anche lelauneddas  (sa launa = la canna). E’ uno strumento musicale sardo di origini antichissime in grado di produrre polifonia. Viene suonato con la tecnica della  respirazione circolare ed è costruito utilizzando diversi tipi di canne. Si distingue fra canne femmine e maschi … una volta ho visto un documentario ed è molto interessante.

Oggi siamo molto fortunati,…. abbiamo muggini di Cabras per pranzo …… non vi dico che assoluta delizia …..

… un giorno vi parlerò di muggini di Cabras e di bottarga , ….. un giorno che non sarò più stanca …. !!!

autocostruzione IV

le TRAVI E I TRAVETTI dei nostri tetti sono in castagno di Tonara.

In questo periodo dell’anno il castagno è in fiore e m’immagino che questo anno si riempiranno di migliaia di deliziose castagne perché gli alberi traboccano di fiori ….

Tonara è un piccolo e ridente paesino della montuosa  Barbagia, in Sardegna.  I suoi boschi, molto curati, sono meravigliosi, vi si trovano noci, rovere, cilegie ….  e per terra, un infinito tappeto fucsia di ciclamini. Il castagno è particolarmente apprezzato perchè, essendo un albero che cresce più lentamente che altrove perchè piove di meno, come Euskadi, è molto più compatto, duro e pesante … se mai vi dovesse capitare di doverlo sollevare, ve ne accorgerete !!

Noi abbiamo scelto il castagno di Tonara perchè è il migliore ed viene da qui vicino. Inoltre si risolse il nostro dubbio più grande quando avevamo saputo che il suo tannino lo protegge dal tarlo. Era la nostra più grande preoccupazione.

Il Signor Poddie, il nostro boscaiolo, un intellettuale figlio di boscaioli e nipote di boscaioli da secoli, taglia gli alberi solamente quei inverni in cui lui considera che ha nevicato molto (si, in inverno anche in Sardegna nevica in certi altitudini). Taglia solamente in luna calante cosicché il legno rimane più duro e seguendo una procedura per cui dopo il taglio, dalla radice che è rimasta nel suolo, nascerà un altro albero. E i boschi di Tonara saranno sempre rigogliosi.

In questa foto si vede come abbiamo disposto i legni del nostro tetto. Le travi le abbiamo piazzate negli spazi che abbiamo ricavato nei muri perimetrali delle stanze e poi sono state murate. I travetti sono stati avvitati ai travi. I travi hanno una forma irregolare, seguono un pò quella dell’albero mente i travetti sono quadrati e sono lunghi quanto lo spazio che c’è tra una trave e l’altra.

Però Tonara è soprattutto famosa per il suo TORRONE e la sua FESTA DEL TORRONE.  Si possono trovare venditori ambulanti di torrone di Tonara in tutte le feste di paese di Sardegna. Portano un’accetta e con risoluzione e divertimento,spezzano grandi blocchi di torrone consapevoli di incutere un pò di paura nei passanti… Pero i sardi sono molto molto molto golosi e anche orgogliosi e non permetterebbero che fosse la paura ad un’accetta a farli indietreggiare davanti a un delizioso torrone, davanti a un dolce … non si possono resistere …

…e  in questo caso è fatto di nocciole ….. mmmmmmm

Autocostruzione III

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L’identità non è una cosa che esiste da sè ma è un progetto culturale che si costruisce . Questo progetto è anche rappresentato dal paesaggio, come una sintesi delle componenti naturali del sostrato geologico e ambientale e come trasformazione antropica storicamente stratificata.

L’architettura tradizionale esprime lo storico e inscindibile nesso che lega le comunità al territorio in cui si sono insediate. E’ una relazione di lunga durata fondata sull’ equilibrio fra le esigenze dell’uomo e le capacità del territorio di soddisfarle. La architettura tradizionale attinge dal territorio per ottenere tutti gli elementi necessari per la costruzione, è costruita con la stessa materia che costituisce il territorio in cui si trova ed è modellata come fosse una sua naturale estensione.

La distruzione e lo snaturamento dell’architettura e del paesaggio tradizionali procede; bisogna convincere a tutta la popolazione e specialmente quelli che possiedono il patrimonio architettonico tradizionale sui vantaggi che derivano dalla conservazione, dal restauro e dal riuso dell’architettura storica. E soprattutto, bisogna fargli capire la BELLEZZA dell’architettura tradizionale, che molti non solo non sono più capaci di riconoscere, ma addirittura la ripudiano.

Se noi abbiamo deciso di restaurare la nostra vecchia casa rispettando il metodo tradizionale di costruzione e usando materiali originali è, prima di tutto, perchè ci sembrano bellissimi. Questa è la prima e direi unica ragione in confronto alla quale tutte le altre argomentazioni non hanno peso alcuno. Il concetto di bellezza della architettura storica è, secondo me, il criterio più importante. Il criterio su cui bisogna fare leva per salvarla.

Oggi è stata una giornata caldissima. I genitori di E. ci hanno portato del pane fatto da loro. Non posso pensare che abbiano avuto il coraggio di accendere il forno con questo caldo.

E’ fatto con farina integrale e lievito madre. Delizioso !!! Molto profumato e morbido.

Cosa farei io senza pane ….. se non c’è il pane non riesco nemmeno a mangiare …

… credo che farò un uovo fritto ….

autocostruzione II

voglio parlavi dei materiali che useremo nel restauro …. rispettando la maniera tradizionale di costruire però introducendo qualche novità …

SU LADIRI o LADRINI è il nome in lingua sarda dei mattoni in terra cruda o adobe.

Nella pianura del Campidano, le case sono completamente o parzialmente costruite in terra cruda. Le fondamenta delle case, fino a una altezza variabile, sono sempre in pietra. Se rimaniamo in pianura le case sono soprattutto in terra però se andiamo verso le colline, le case possono avere o tutte le pareti in terra oppure soltanto alcune. Nella nostra casa alcune pareti sono in terra cruda e altre in pietra, perche siamo in collina. Se andiamo in montagna, le case sono in pietra.

Queste sono foto dei mattoni apena messi ad asciugare al sole …. dovranno subire un tempo di essiccazione di almeno 4 settimane.

L’impasto dei mattoni è composto da argilla, acqua e  paglia (e a volte sabbia) mescolati in proporzione secondo le caratteristiche chimico-fisiche della terra utilizzata.

La terra per la preparazione dell’ adobe non deve contenere materiale organico, per cui va prelevata almeno 30-50 cm al di sotto del piano di campagna e deve essere conservata evitando che si mescoli con terreno organico e con la vegetazione.

La paglia serve a tenere insieme l’impasto e contribuisce a ridurre il ritiro e la fessurazione indotta dall’acqua. In più, le fibre accelerano il processo di essiccazione perchè consentono un miglior drenaggio dell’umidità verso l’esterno attraverso i loro canali, allegeriscono il materiale ed esaltano le sue propietà termoisolanti.

Questi sono alcuni mattoni recuperati da un vecchio nostro muro …. Le misure cambiano a seconda di quello che si vuole costruire però, nell’area del Campidano la misura standard di un mattone è di 10x20x4o cm.

Per legarle insieme all’ora di costruire, si usa sia la stessa argilla oppure grassello di calce in una proporzione di 3 sabbia 1 calce. Prima però, si bagna l’adobe.

 

 

L’intonaco è assolutamente indispensabile per proteggere una struttura costruita con terra, molto soggetta al degrado. Per intonacare, si può usare la stessa terra utilizzata per fabbricare l’adobe oppure il grassello di calce, in una proporzione di 2 di sabbia e 1 di calce. Per migliorare la tenuta dell’ intonaco si possono usare scaglie di pietra o pezzi di tegola. Comunque, un muro di adobe, dopo averla un pò bagnato,  si può anche direttamente pitturare con latte di calce.

Il cemento è incompatibile con la terra cruda.

 

I centri storici di terra cruda al primo sguardo possono sembrare tutti uguali però in realtà, sono molto diversi a seconda dei modi e forme di abitare. E c’è una costruzione che prevale in tutti quanti: il muro. I nuclei abitativi di terra sono segnati dal recinto murato, dal modo introverso dell’abitare, dalla prevalenza della massa muraria sui vuoti. E’ molto suggestivo passeggiare lungo queste strade dalle mura alte e grandi portoni di legno …!

E’ un materiale intrinsecamente ecologico e perciò di grande interesse nei tempi contemporanei.

Oggi è stata una gionata particolarmente calda …. ci vuole un dolcino per riprendere le forze e sorridere contenti …. che bella che sta venendo la nostra casetta …. !!!!!

una galletta al burro, crema inglese, cioccolato in scaglie e susine …. senza lievito ….

… mentre ascolto “Owl City – Honey and The Bee”  dell’ album “All things bright and beautiful”  che mi ha spedito via mail il mio amico A.  che abita a Praga. Mi sembra la banda sonora perfetta !!!

autocostruzione I

ci siamo !!!!

Giovedi abbiamo smontato il tetto di “su stai”, il nome in sardo della casetta che abbiamo nel giardino.

 

E’ una casa  fatta in maniera tradizionale, con materiali biodegradabili del posto per cui appena ci sono stati detriti ed è stato relativamente facile smontarlo manualmente.

l tetto è fato da travi e traveti di abete, di canicciato, (canne legate insieme l’una con l’altra con dello spago e una canna guida centrale), un pò di calce e tegole. Tegole fate a mano, molto ambiti per i tetti delle case dei super ricchi della Costa Esmeralda ! Noi le recuperiamo tutte !!

 

 

metà tetto è andato…, che fatica portare giù tute le tegole e sistemarli con molta cura in ordine …!

 

alla fine della giornata mancavano di togliere solamente le travi ..

Il tetto lo rifaremo come era. Però useremo travi e traveti in CASTAGNO DI TONARA venduti dal miglior boscaiolo delle montagne di Tonara, il Sig. Poddie. Metteremo ORRIU e CANNICCIATO,( tappeti di canne). LANA DI PECORA SARDA, per coibentare il tetto dal freddo e dal caldo. Una malta geniale fatta da calce e sughero inventato da E.. E alla fine, le tegole. Le tegole originarie del tetto, che abbiamo recuperato e pulito per essere riutilizzati. In queste tegole fate a mano dove si vedono le trace delle ditta lasciati dai vasai ….

Mi stavo dimenticando,…. sotto lo stupore generale e senza che E. ed Io pottessimo quasi trattenere una risata,  abbiamo recuperato tutte le piantine che crescevano nelle tegole, quelle che io chiamo le ” stelle della notte “ e le abbiamo sistemate sotto le arance … in attesa di riposizionarli su uno dei muri di cinta ….

Dopo un lavoro così duro e per recuperare le forze, ci vuole un dolcino al cioccolato,  fatto con farina di riso e senza lievito … e poi ci butteremo sul letto fino a domani … THAT’S ALL FOLKS !!