papavero viola

l’ho trovato …. il papavero viola esiste …. !!!! esiste !!!

vi ricordate la mia delusione quando avevo confuso i papaveri blu con gli ANEMONI?

….. però l’ho trovato !!!!! un’altro di quei segreti della Sardegna …

Dice così Chuck Palahniuk nel suo libro “RABBIA” ….

<<< Irene Casey ( O Madre di Rant): Per quel che mi ricordo, Chet e Buddy all’inizio non mangiavano lenti. Gliel’ho dovuta insegnare io. Non ne potevo più di passare ore a preparare una torta di cioccolato farcita e vedere Chet a Buddy che se la spazzolavano in tre bocconi. Tutti e due. Si infilavano in bocca una fetta dopo l’altra, finché nel piatto non restavano soltanto le briciole. E mentre si ingozzavano con la roba che io avevo cucinato parlavano già di qualcosa da fare dopo o leggevano un catalogo, o ascoltavano le notizie alla radio. Come se vivessero costantemente nel futuro, mesi e mesi avanti.

L’unica eccezione era quando il cibo in tavola lo portavano loro. Ogni volta che Chet ammazzava un’anatra, a tavola non si faceva che parlare di quanto era buono. Oppure quando Budy pescava le trote. Anche lì passavamo tutta la sera a mangiare. Perché ovviamente la trota ha le spine. Con l’anatra bisogna stare attenti ai pallini d’acciaio. Se non presti attenzione al cibo che mastichi, prima o poi il prezzo lo paghi. Ti va una spina di pesce per traverso e muori soffocato, oppure ti si pianta un ossicino nel palato. Oppure trovi un pallino da caccia e ti spacchi i denti.

Dagli appunti di Green Taylor Simms: Le scritture della famiglia Casey stabiliscono: “Per preparare un piatto saporito, l’ingrediente segreto è qualcosa che faccia male

(…) Irene piazzava delle trappole nel cibo perché la sua famiglia li stava troppo a cuore.

Basin Carlyle (…) Il trucco grazie al quale la gente assaporava per bene la crostata di pesche di Irene era buttarci dentro qualche nocciolo di ciliegia. Rischiavi di spaccarti la mandibola. Il segreto della sua torta di mele era mescolare all’impasto un bel pò di schegge affilate di guscio di noce.

Quando mangiavi il suo pasticcio di tonno non parlavi, e nemmeno ti mettevi a sfogliare il “National Geographic”. Gli occhi e le orecchie rimanevano concentrati sulla bocca. La tua bocca era tutto il mondo, perché dovevi testare con la lingua, stare attento alle palline di carta stagnola che Irene Casey aveva nascosto nei pezzi di tonno. Mangiando lentamente, uno degli effetti era che sentivi davvero i sapori, e la roba era più buona. Magari altre cucinavano meglio, ma uno non se ne accorgeva.

Irene Casey: L’avevo capito: fintanto che il sapore supera il dolore, la gente continua a mangiare. Fintanto che il piacere è più della sofferenza. >>>

Se diamo per buono il presupposto che la realtà supera sempre la finzione bisogna dire che, in giro,  c’è gente molto più strana di quelle che cercano con trepidazione i papaveri viola, vero ?

zafferano

non so se a Elvio li sarà venuto in mente di fare come Carlo Magno che, conoscendo l’elevatissimo valore dello zafferano, nei suoi viaggi lo portava sempre con se come merce di scambio per comprare tessuti pregiati, gemme preziose …

Quando, in piena caldissima estate vi ho raccontato della lavanda di Elvio in  AINHOAINSARDINYA.LAVANDA , vi avevo detto che sarei tornata da lui, ve lo ricordate? che sarei tornata alle terre del Sinis, a Riola, molto vicino alle spiegge più belle dell’universo …..

ecco, adesso che siamo in autunno ci sono tornata, e guardate che meraviglia …… non me lo aspettavo così bello, la verità … !!

Lo Zafferano sono la parte terminale, stimmi, di colore rosso intenso, dell’apparato riproduttivo femminile del fiore del Crocus sativus Linnaeus. Il Croco fiorisce ogni giorno, per circa due settimane, in autunno, in questa epoca dell’anno. E si raccoglie manualmente ogni giorni, all’alba, prima che il sole sia alto. Poi gli stimmi vengono staccati, di solito ogni fiore ne ha tre, si preparano per la essicazione con un po’ di olio extra vergine di oliva,  e si mettono vicino al caminetto, al sole o in essiccatoi.

Gli stami gialli invece, sono l’organo sessuale maschile del fiore. Non hanno alcun sapore e spesso si può trovare misto nei zafferani più economici.

Per fare 1 gr. ci vogliono 150 stimmi.

Adesso sto zitta e vi lascio godere del spettacolo di questi meravigliosi FIORI DI ZAFFERANO DI ELVIO SULAS

 

 

Lo zafferano ha moltissime proprietà. Pare che sia in grado di contrastare l’invecchiamento della pelle, favorire la digestione, abbassare la pressione e ridurre il colesterolo. Ha molte carotenoidi che si legano ai radicali liberi e li neutralizzano innalzando così le difese immunitarie. La crocetina, crocina e picrocrocina fanno della zafferano un antiossidante.

Bisogna però fare attenzione quando si usa lo zafferano perchè è molto tossico. E’ sconsigliato in caso di gravidanza, di allattamento, di scopi terapeutici senza controllo medico e in dosi superiori a quelle indicate come inoffensivi. 20 gr. al giorno di zafferano potrebbero risultare mortali, 10 gr. potrebbero provocare un’ aborto e 5 gr. potrebbero scatenare gravi disturbi emorragici, vomito e collasso.

Fortunatamente per la nostra salute, per la nostra tasca, e per poter concederci un pò di bellezza e raffinatezza nella nostra vita, basta una bassissima quantità del sublime zafferano per usufruire di tutti i suoi benefici. Per cui non spaventatevi ….. nelle normali dosi alimentari ( intorno ai 0,10 gr.) è totalmente innocuo, squisito e salutare.

Per il suo utilizzo

  • in campo medico, come quantità giornaliere, per avere benefici sulla salute bastano

-1-3 gr. di decotto.

-0,5 -1,5 gr. ingeriti sotto forma di polvere.

-o,30 mgr. di estratto secco.

  • in cucina,  la bustina messa in commercio (0,10gr.)  è sufficiente per dare sapore e colore a grandi quantità di cibo.

… si, si, siamo in Sardegna e non possono mancare I RAVIOLI DI RICOTTA, LIMONE E ZAFFERANO

… e non …. non li ho fatti io. Credo che per fare ravioli a mano una deve essere o nonna o mamma …. Questi li ha fatti nonna Elena. Però ho la sua ricetta e ve la passo con molto piacere …

Ricetta:

Per il ripieno:

In una ricipiente mescolare 450 g di ricotta di pecora + 1 bustina di zafferano (0,10gr.) + pizzico di sale + la buccia grattugiata di un limone non trattato.

Per i ravioli:

- Disporre 300 gr. di farina “00″ a fontana e al centro, 3 uova + 1 cucchiaio di olio di oliva. Con la punta delle dita mescolare i liquidi raccogliendo via via sempre più farina.
- Lavorare finche l’impasto sarà compatto. Farlo riposare per 15 minuti.
- Tirate la pasta fino ad avere una sfoglia molto sottile.
- Tagliare la pasta in quadretti, della misura che vogliamo. Posizionare al centro un pò di ripieno e ricoprire con la parte superiore della sfoglia. Unire dolcemente il punto d’incontro delle due sfoglie con l’aiuto di una forchetta. Con le mani, dare la forma del raviolo comprimendo leggermente per far uscire l’aria.
Cuocerli in abbondante acqua salata con un filo d’olio d’oliva. Quando vengono a galla, 1 minuto piu o meno, sono pronti.
Io, da basca, li ho conditi con un sugo ai peperoni rossi e foglioline fresche di timo ….
DA LECCARSI I BAFFI ….

carciofi

aiutooooooooo…  sta arrivando il sole …..  SUN,  SUN,  SUN HERE IT COMES …. 

Primo giorno di giugno ….  dopo un mese di maggio molto molto impegnativo, la Madonna Pellegrina potrà finalmente riposarsi  …..

e chi è la Madonna Pellegrina? vi chiederete ……

Andando in giro in paese, qui si dice sa bidda, notavo un andirivieni di prete con madonnina in braccio e piccolo corteo di gente, perlopiù donne e bambini. Da circa un anno abbiamo un prete nuovo, giovanissimo: svolazzante sottana lunga nera, piccoli occhiali rotondi e collarino bianco. E’ molto attivo, ha riesumato un sacco di santi dimenticati dalla enciclopedia dei santi e fa delle processioni in loro onore. In più anima quello che altrimenti sarebbe un paesino estremamente silenzioso, con rimbombare di campane (primo rintocco alle sette del mattino) e con orologio-carillon che in certe ore della giornata, non ho capito se c’è una logica dietro, suona diversi composizioni di musica classica che ce lo invidiano in tutti i paesi confinanti e non.

Pensavo che questi viavai fossero delle processioni però una processione un martedì sera alle sette è strano. Allora ho pensato al traffico internazionale illegale di armi del quale un tempo, la Sardegna e le sue irriducibili donne delle lunghe gonne nere, erano molto esperte.

Incuriosita stavo rimuginando su queste cose quando, chiedendo in giro con cautela ….  ho saputo che si trattava della Madonna Pellegrina !!  Durante il mese di maggio c’è la possibilità di ospitare la statua della Madonna in casa propria, esclusa la domenica che torna in chiesa. Chi lo desidera ( in realtà non so se ci sono dei criteri per valutare la moralità della persona desiderosa di ospitare la madonnina) la può prenotare e, il giorno prestabilito,  il prete con la Madonnina e magari con un seguito di devoti, arrivano a casa tua e la piazzano dove tu hai disposto. Quando si sceglie il posto bisogna tener presente che chiunque può presentarsi in casa  per vedere e pregare la Madonna.

Per ciò, se durante il mese di maggio, camminando in paese, qualcuno ti chiede:   < dov’è?>,  ti sta chiedendo in quale casa si trova la Madonna. E non del nascondiglio del carico di armi, missili, razzi e altro.

Io non l’ho vista, la Madonna, però a quanto dicono le mie vicine … se vedi come è bellina, piccolina …. !!!

Genuini come queste storie e come le ferree donne sarde sono i deliziosi carciofi sardi. E’ uno di quei sapori che, come il caviale o lo champagne, ho scoperto da grande.
Basta vedere gli artigli con cui questi carciofi si difendono per capire che sono i più buoni del mondo. Non c’è paragone con tutti gli altri tipi. Io ci vado matta, ne mangio a chili ogni giorno dell’inverno. Già verso settembre inizio a guardare i campi per assicurarmi che abbiano piantato carciofi e che ne abbiano piantati abbastanza, … almeno per me …

Ho anche imparato a conservarli sott’olio e così li possiamo mangiare anche adesso che i carciofi sono in fiore preparandosi a fare il seme. Si, perchè ancora ce ne sono tante di piante che fanno il seme …. alla faccia e con grande rammarico delle grandi corporazioni che ci vogliono loro schiavi.

Ricetta:

Mettere i guanti

-Pulire i carciofi eliminando tutte le foglie esterne piu oscure fino a trovare quelle chiare e tenere

-Tagliate le foglie a metà altezza ed eliminate la parte esterna piu dura alla base del carciofo in modo da lasciare i cuori teneri

-In una pentola, mettere uguale quantità di acqua e di aceto bianco e un pò di sale

-Quando bolle, versare i carciofi e scottarli per 4 minuti (dipende della grandezza)

-Colare ed lasciarli sfreddare ed asciugare per diverse ore

-Metterli in barattoli di vetro e coprire di olio di oliva

-Chiudere i barattoli ed lasciarli riposare per alcuni giorni per farli insaporire

Io adoro mangiarli insieme alla bottarga di muggine – uova di muggine salate ed essiccate al sole della Sardegna secondo procedimento tradizionale. La fanno a Cabras.

Chi non l’avesse assaggiata si sta perdendo qualcosa di importante … e di bello

asparago selvatico

vederli, è difficilissimo. Bisogna stare molto attenti, chinarsi molte volte, frugare fra l’erba e pensare come un asparago  > se io fossi un asparago, dove mi piacerebbe crescere?  > e  poi, quando lo vedi ….. lo tagli con la mano lì dove fa “clic” e lo metti nel mazzetto insieme con gli altri …. e fai un sorriso di complicità mentre pensi, < si, un altro !! .

Lascio sempre qualche asparago senza raccogliere così la pianta si rigenera e l’anno prossimo ci sarà un altro raccolto abbondante …

In sardo si chiama isparau. In questa epoca dell’anno si vedono tanti venditori di asparagi ai margini delle strade di Sardegna. Nelle pizzerie puoi chiedere la pizza con asparagi e ricci, per esempio. E se siete molto ben voluti, perchè qui le cose funzionano a “volersi bene”   poichè non tutto ha un prezzo, potrete addirittura partecipare a qualche spuntino dove troverete asparagi cucinati in tante maniere diverse.  E’ un’erba che ha la sua importanza nella cultura enogastronomica sarda e anche nel suo paesaggio perchè, come succede con quasi tutte le piante della macchia mediterranea, siccome si riproduce molto rapidamente, l’asparago aiuta a riportare velocemente il verde nelle zone bruciate da qualche incendio.

Se io avessi un minimo di desiderio di diventare autosufficiente nelle questioni del mangiare, e fare un orto, dovrei fare un orto di solo cacao. Percui comunque gli asparagi dovrei andare a cercarmeli in campagna. Però non ho quella aspirazione. So che potrei nutrire la mia famiglia con le verdure coltivate in un vaso messo sul davanzale di una finestra però … in me prevale il senso estetico sul pratico; coltivo prevalentemente fiori, che poi mangiamo, e faccio crescere in abbondanzza le erbe spontanee. Le erbe selvatiche mangiabili che non crescono nel giardino, vado a prenderle in campagna e la verdura nel negozietto.

Però, anche se non coltivati personalmente, è una grande soddisfazione quando, dopo una passeggiata, arrivo a casa con un grande sorriso stampato in faccia e un bel mazzo di asparagi selvatici fra le mani, trovati e raccolti da me.  E pensare a qualcosa di buono da mangiare e sorprendere e meravigliarsi delle cose belle e semplici fatti insieme …. Ha un sapore forte, molto concentrato e deciso. Molto Buono.

Abbiamo mangiato un piatto di vermicelli di riso cinesi, cucinati con un pò di soya, olio e sale. Sopra i vermicelli, asparagi selvatici  cotti al vapore e uovo cotto in camicia e …… di dessert, pane e cioccolato, ovvio.

Vi accorgerete che dopo aver mangiato gli asparagi la vostra pipi ha un odore fortissimo … infatti, il potassio che contengono gli asparagi fa si che siano diuretici e depurativi: aiutano a purificare i reni …

Buon purificamento di reni !!!

frutti dell’autunno, il corbezzolo

… < chi sara mai l’insetto che impollina questo fiore? > mi ha chiesto E. quando è arrivato a casa e ha visto la composizione di fiori di corbezzolo sul tavolo…. boooooHHH !!!! … Ve l’ho già detto, io non so niente di insetti …. so che questi fiori sono ermafroditi e attinoformi e cioè, in teoria è possibile l’autofecondazione. Però nelle specie più evolute, esistono meccanismi che rendono la pianta autoincompatibile per cui non è fisiologicamente in grado di autofecondarsi, con tutto di guadagnato per la variabilità genetica.

E allora ci deve essere un insetto ….

Potrebbero essere le api? Le api lo visitano molto intensamente perchè dai fiori ricchi di nettare fanno un miele dal sapore particolare, amarognolo e aromatico. Il miele di corbezzolo è l’ultimo della stagione e siccome  non tutti gli anni è possibile produrlo, perchè se il clima è diventato troppo freddo le api non sempre sono attive al momento della fioritura, cioè adesso, è anche molto pregiato.

Qui si trovano corbezzoli dappertutto, dai boschi alla campagna e come arbusto ornamentale nelle strade di molti paesini. Anche se ultimamente sembrerebbe che siamo entrati nell’autunno; lo sapete che io dal 21 settembre ho deciso che siamo in autunno e mi comporto come se così fosse e cioè, creando ambienti autunnali . E’ per questo che, cercando sul web,  ho scoperto il bellissimo blog di Sabrine d’Aubergine, www.fragoleamerenda.blogspot.com dove lei spiega come si fa la marmellata di corbezzolo …. ! deliziosa … ve la consiglio vivamente …. Come dice Sabrine stessa, noi lo abbiamo mangiato con burro salato e pane abbrustolito …. come se fuori ci fosse freddo e avessimo bisogno di un pò di dolce per scaldarci …… un vero ambiente autunnale ….

Ricetta:

Si lavano i corbezzoli e si mettono in una pentola coperti di acqua fredda.

Si fanno bollire a fuoco medio per 15′-20′ in modo che assorbano quasi tutto il liquido e diventino teneri.

Con un colino di rete metallica a maglie fini, si estrae la polpa dei corbezzoli schiacciando bene con un cucchiaio per separarla dai semi. Per facilitare si può diluire la polpa con qualche cucchiaio d’acqua.

Si pesa il purè di corbezzoli e si mette in una pentola con lo zucchero di canna e il succo di 1/2 limone.  Lo zucchero deve essere un po’ meno di un terzo del peso del purè. Si fa bollire a fuoco vivace mescolando continuamente. Dopo una decina di minuti la marmellata è pronta.

Bon appétit !!!

frutti selvatici dell’autunno: pirastu o pere volpine

nelle campagne in questo periodo si vedono questi alberi contorti, antichi e tenaci, con rami pieni di lunghe spine che schizzano in tutte le direzioni quasi senza più fogliame, a cui si aggrappano con forza queste bellissime palline, le pere volpine,  che sembra ti guardino con un solo enorme occhio ….

In sardo, pirastu.

Pero vi voglio anche parlare di certi esseri misteriosi…, i pii, un componente essenziale per ottenere e conciliare la bellezza e l’armonia di un luogo …

 

 

L’ho letto nel libro di Tiziano Terzani “UN INDOVINO MI DISSE”:

… ” In Thailandia, come in tutta la regione, in mezzo agli esseri umani in carne e ossa, vivevano tanti altri esseri, invisibili questi, creati dalla fantasia, dall’amore e dal timore della gente. Questi esseri si chiamano pii, spiriti.

Perchè i pii fossero contenti, stessero in pace e non dessero noia ai comuni mortali, in ogni angolo della città, in ogni strada, davanti a ogni casa c’erano dei tempietti dedicati a loro e la gente si curava di lasciarvi sempre del cibo, dei piccoli elefanti di legno, delle ballerine di gesso, un bicchierino pieno d’alcool e delle belle, profumate collane di fiori di gelsomino.

Ogni volta che si facevano le fondamenta di una nuova casa o si scavava un pozzo, subito si faceva anche un altarino allo Spirito della Terra per scusarsi del disturbo datogli con quei lavori e per chiedergli protezione nel tempo avvenire. Con le offerte, che poi venivano fatte regolarmente all’altare, si rinnovavano le scuse e le preghiere. Se nel corso di certi lavori era indispensabile tagliare un albero, c’era una speciale cerimonia con cui si chiedeva al pii della pianta il permesso di usare la sega ai suoi danni.

(…) Per ogni disastro che avviene c’è una immediata, ovvia spiegazione razionale (…) eppure la spiegazione dei pii è in fondo in fondo la più vera, la più giusta, perchè coglie l’essenza di quel che sta succedendo non soltanto a Bangkok, ma in tantissime altre parti del mondo: la natura si vendica sugli uomini che non la rispettano e che per pura ingordigia distruggono ogni tipo di armonia. ” …

 

Non vi viene voglia di accarezzare amorevolmente queste pere volpine? se non fosse che hanno certe spine …. Oltre che bellissime da ammirare nel loro ambiente o per fare bouquet sono molto buone da mangiare, se cotte. Crude sono un pò troppo dure e molto astringenti.

Le pere volpine hanno un elevatissimo contenuto di fibra che le rende adatte ai regimi dietetici dimagranti perchè, la fibra non solubile, assorbe parte degli zuccheri ingeriti con le altre sostanze, aiutando a ridurne l’assimilazione. Per cui, per esempio, se le abbiniamo con il cioccolato, l’assorbimento degli zuccheri del cioccolato sarà diminuito dalla fibra della pera … !!!!

siamo vissuti fino ad oggi senza una informazione fondamentale come questa ….. !!!!!

Si cuociono intere in acqua o vino, in una pentola o in forno. Si aggiunge abbastanza zucchero e qualche aroma, come la cannella o chiodi di garofano, se piace. Ci mettono più di un’ora a essere cotte. Io le ho cotte in acqua e zucchero e poi le ho messe in queste forme sopra una semplice pasta brisè con un pò di burro e zucchero. E al forno, per 10-15′.

E’ una cosa insolita che causa molta sensazione fra gli ospiti … cosi piccoline, e rotonde, con il picciolo ritto … hanno molta personalità, non è vero?

una speranza da prendere a cucchiaini di marmellata di biancospino

ma sarà vero che dopo una guerra civile, una dittatura di vigliacchi  e 43 anni di terrorismo vivremo in pace in Euskal Herria?

Ho una voglia irrefrenabile di saltare e ridere per festeggiarlo. Ho molte speranze, ma mi chiedo chi è che non è felice di questa notizia …

Per il momento ho deciso di assumere la prospettiva di questo nuovo futuro con due cucchiaini di marmellata di biancospino la mattina e altri due la sera, che aiutano a riportare un cuore accelerato all’impazzata al suo ritmo normale. Aspettiamo.

A tutti voi, vi auguro LA PACE

Ricetta:

-Si lavano le bacche di biancospino ( devono essere mature, color bordeaux) e si mettono in una pentola coperti di acqua.

-Si fanno bollire a fuoco medio per 30′ in modo che assorbano quasi tutto il liquido e diventino teneri.

-Con un colino di rete metallica a maglie fini, si estrae la polpa delle bacche schiacciando con un cucchiaio, per separarla dai semi. 

-Si pesa il purè di biancospino e i mette in una pentola con lo zucchero di canna, il succo di 2 limoni e un pizzico di cannella.  Lo zucchero deve essere un po’ meno di un terzo del peso del purè. Si fa bollire a fuoco vivace mescolando continuamente. Dopo 5′ la marmellata è pronta.
 La marmellata di biancospino, avendo un gusto neutro, si puo fare con tante varietà di frutta, spezie e erbe aromatiche. Va benissimo con la mela e la rosa canina e anche con lo zenzero.

bacche rosse in autunno: il biancospino

un fiore bianco, piccolino e bellissimo in primavera e… bacche rosse pendule in autunno ….. il biancospino ….

forse l’unica ossessione delle piante è quella di riprodursi e uno dei modi che adottano è  facendo i semi. Con i fiori  attirano gli impollinatori e una volta che il processo è compiuto, il fiore appassisce, i petali raggrinziscono e cadono e il fiore si trasforma in un ricettacolo gonfio, pronto a far cadere i semi sul terreno. Spesso questo ricettacolo è un frutto. Oppure è un bellissimo marchingegno d’ingegneria con inserito un perfetto e stupefacente sistema di espulsione di semi !!! Ne avete mai osservato qualcuno ?

La teoria dice che, se noi tagliamo il fiore insieme con lo stelo, inganniamo la pianta e la costringiamo a rifare il fiore per supplire alla perdita dei possibili semi. Invece io penso che le piante siano talmente vanitose che gli piace da morire essere ammirate e coccolate e lasciare tutti a bocca aperta mentre comincia un susseguirsi di esclamazioni.

Nel 2010, Anno Internazionale per la Biodiversità, sono nate molte banche con l’obiettivo di conservare materiale biologico in base a criteri di endemicità, rarità e vulnerabilità, semi di specie alimentari e non. Banche con carattere commerciale o senza scopo di lucro. Alcune lavorano sull’ibridazione e sulla selezione genetica e molte archiviano le informazioni sulle specie conservate in database consultabili integrati con Index Seminum cartacei.

Tra le Banche dei semi senza scopi di lucro c’è la Millennium Seed Bank considerata la più grande raccolta di semi ex situ del mondo. E’ un progetto internazionale per la conservazione dei semi con lo scopo di tutelare la biodiversità, affrontare l’erosione genetica e contrastare l’estinzione delle piante spontanee minacciate, immagazzinandone i semi per un eventuale uso futuro. Organizza spedizioni in tutto il mondo per la raccolta dei semi delle piante sulla terraferma. Dove è possibile, le collezioni vengono mantenute nel paese d’origine e al Millennium Seed Bank Project vengono spediti i duplicati per l’immagazzinamento.

Quando i semi arrivano devono essere puliti e la loro identificazione confermata. Vengono asciugati, riorganizzati ed immagazzinati a temperature sotto allo 0 °C. Poiché i semi sono usati per le ricerche, periodicamente, le piante che in natura sono minacciate o in via di estinzione vengono fatte germinare e  fatte crescere per essere reintrodotte dove ce ne sia bisogno. I semi vengono forniti alle istituzioni secondo il principio dello scambio reciproco e senza scopo di lucro.

Ad aprile 2007, il Millennium Seed Bank Project ha acquisito il miliardesimo seme, un tipo di bambù africano della specie Oxytenanthera abyssinica.

La Sardegna è uno dei principali produttori di semi. Molto del riso che si produce nelle risaie della bella Sardegna si vende come seme.
Oggi mi sono concentrata sul rosso. Riso integrale rosso Ermes, sardo. Squisito. Profumatissimo. Mezzo cucchiaino di miele e peperoni rossi cucinati con un pò di olio e aglio.
A centro tavola il biancospino, che fa bene alle aritmie. Non sia che il cuore impazzisca di tanta bellezza ed emozione ….

bacche arancioni dell’autunno: la pyracantha

diversamente dai Paesi Baschi, dove se escludiamo le chiazze di gruppi di pini che però non sono autoctoni, le foreste sono decidue; per cui in autunno, il paessaggio si tinge di tutte le sfumature che vanno dal giallo al rosso e dal verde intenso al blu passando per il viola. Gli alberi, piano piano, si spogliano e ti trovi a caminare in mezzo a enormi quantità di foglie, a scivolare, a fare mucchi dove lasciarti cadere … si sente l’odore dell’humus e dei funghi e vedi il cielo dove prima non c’era. Bellissimo….

… In Sardegna molti dei boschi e delle foreste sono sclerofile cioè, i loro alberi non perdono il fogliame, sono sempreverdi, persistenti, chiamateli come volete. Alberi come leccio, sughero, corbezzolo, biancospino, ginepro, erica  … olivastro, mirto, lentisco, rosmarino, …  le foglie NON cadono! le piante si rinnovano ogni anno però senza rimanere nude!!!  guardi intorno e qualunque stagione sia, il paesaggio è sempre verde-grigio e però continua a fare caldo!!!! che fare ?

Bisogna guardare i dettagli, aprire bene gli occhi e imparare a riconoscere l’autunno non dalle foglie che cadono, che sono poche,  ma da altre cose. Per esempio dalle bacche e dai frutti. Tutte queste piante della macchia mediterranea che in primavera fanno sbocciare fiori meravigliosi di tanti colori e profumi da far impazzire le api,  in autunno si riempiono di bacche e frutti che io raccolgo con avidità e passione sia per creare i miei scenari di bellezza assoluta sia con l’ intenzione di fare qualche marmellata …. sicuro che con questo si fa una marmellata, vero?, sicuro.

Davanti a questa abbondanza, mi immagino che ogni giorno è una festa per cinghiali, cervi, mufloni, conigli, lepri, uccelli ….

Anche se continua a fare caldo e il sole è lì, io ho deciso che siamo in autunno e ho cominciato a fare i miei purè colorati. Un colore per ogni giorno. Oggi volevo fare un purè di zucca e mi ci voleva assolutamente la Pyracantha per decorare la casa. Palline arancioni di autunno … Per raccogliere questi rametti di Pyracantha ho camminato sotto un sole forte, perche l’ho vista da lontano, ho saltato un fossato e mi sono infilzata di spine dalle mani ai piedi dove portavo dei sandali-mini … però è così bella, così allegra e così autunnale ….. mettiamo l’autunno nella nostra vita !!!

Ricetta:

Meno male che per la zucca è stato più facile. L’ho comprata nel solito negozietto. L’ho cotta in un pò d’acqua insieme con qualche carota e una patata. E un pò di sale. Di solito mi piace aggiungere la scorza di un’arancia e un pochettino di burro e allora sembra veramente di essere a Versaille, nella stanza degli specchi, da quanto è raffinato il purè, però le nostre arance stanno ancora crescendo, sono ancora piccole e verdi.  Attenti però !!! nel caso in cui si voglia aggiungere la scorza di un’arancia bisogna essere sicuri che le arance non siano state spruzzate con qualche prodotto chimico !

Ho frullato il purè con l’olio di oliva e ho messo sopra delle foglioline di profumatissimo timo del mio giardino ….. delizioso e bellissimo ….

Come dessert  …. vi propongo un indovinello:

Continuando con lo spirito autunnale, da cui mi sono fatta conquistare, a distanza di pochi giorni ho fatto due torte. Una torta di mele, che mi piaceva mangiare da piccola con la pasta frolla, sopra la crema pasticcera e sopra le mele. E un Brownie, che ho visto fare a Berasategui (uno dei cuochi baschi più famosi) a Robin Food, il programma Tv. della televisione Basca.

La domanda del’indovinello è: qualle delle due torte ha durato meno di 15 ore?

Vi dico solo che forse non la farò più perche è troppo troppo  buona e potremmo diventare irreparabilmente dipendenti ….

Ricetta:

Far sciogliere 225 gr. di cioccolato con 170 gr. di burro.

Mescolare 170 gr. di uova + 340 gr. di zucchero + vanilla + sale.

Unire i due impasti. Aggiungere 113 gr. di farina.

Forno 180° 25 ‘.

fagioli rossi e altre bacche rosse autunnali

nei Paesi Baschi qualsiasi scusa è  buona per riunirsi in un grande gruppo di amici e familiari per mangiare. Adesso che siamo in autunno,  una delle scuse più ricorrenti è quella di dover fare ” una alubiada “ e cioè un pentolone grande di fagioli rossi con chorizo, morcilla, pancetta e chi più ne ha più ne metta. Come El Arbol de Gernika,  la Pelota o  la Tamborrada,  nei Paesi Baschi i fagioli rossi sono una istituzione.

Sono tre i tipi di fagioli baschi con eusko label: de Gernika, de Tolosa e la pinta de Alava.

Le piante di fagioli possiedono sia organi maschili che feminili; però comunque hanno bisogno di venire impollinate da un’ape che, passeggiando sulla corolla, abassi gli stami (parti maschili del fiore, coperti di polline) per portarli a toccare il pistillo (la parte feminile con l’ovaio) !!!!! non è incredibile? capite adesso perche Einstein disse che una volta sparite le api all’umanità restavano solo 5 anni di vita?

Vi ricordate del famoso orto di fagioli piantato dai miei genitori appena arrivati qui, in Sardegna, a casa nostra?

Per la prima volta da quando abito in Sardegna, a giugno, abbiamo avuto come ospiti i miei genitori a casa nostra. Tra le altre leccornie, hanno portato un pacchetto di semi di fagioli, del tipo “pinta de Alava”. Il giorno dopo che sono arrivati, si sono svegliati prestissimo la mattina, hanno infilato i nostri stivali di lavoro, hanno diserbato una parte del giardino e hanno piantato questi pregiatissimi fagioli. Tutto, prima di svegliarci. Due giorni dopo stavano già germogliando e in 90 giorni abbiamo avuto i nostri fagioli !!!! un record !!!!

Beh….,  abbiamo raccolto 2 Kg. di fagioli. Probabilmente sono i primi fagioli baschi nati in Sardegna … anche se non si può mai dire …..

Visti gli eccellenti risultati di coltivazione e considerando che questi fagioli, con eusko label, raggiungono nel mercato il prezzo di 7 euro al kilo,  E. ha cominciato a fare tutti i calcoli per lanciarsi in un import-export di fagioli baschi. Per cui, per un pò li abbiamo guardati con ammirazione e rispetto e un pò di soggezione; dopo di che, anche noi abbiamo cucinato e mangiato la nostra prima alubiada …. non in maniera ufficiale visto che non abbiamo invitato nessuno però…, tutto arriverà …

Ricetta:

Dopo averli messi in acqua fredda la notte prima, ho messo a cuocere i fagioli nella stessa acqua in cui erano a bagno, con un chorizo, due carote, due peperoni rossi secchi, una foglia di alloro, due spicchi di aglio, sale e olio di oliva. Io li cuocio in una pentola a pressione per 20′ e poi li lascio riposare affinchè il liquido ingrossi.

Ottimi!!!  Secondo mia sorella, la ricetta tradizionale ha raggiunto la perfezione, e cioè, non è più migliorabile. Per cui la foglia di alloro, un mio impulso, sarebbe assolutamente fuori luogo. Di più, rovina tutto il piatto !!!!

…  per smaltire e visto che un pò pioveva, cosa che mi rendeva felice e saltarellante, siamo andati a fare una passeggiata nei boschi dei dintorni dove l’autunno si fa notare e ho raccolto alcuni frutti rossi di rose selvatiche insieme a una profumatissima Smilax Aspera, tutti e due con delle pericolose spine …..

Una bellissima passeggiata autunnale …. ci voleva …