un ramillete de 7 flores

Los solsticios son mágicos porque nos ayudan a recordar lo que casi hemos olvidado.

Mi amiga Maria A. de Estocolmo cuenta que, en Suecia, en víspera de San Juan, las chicas hacen cada una un ramillete compuesto de siete tipos diferentes de flores de campo, lo ponen debajo de la almohada y esa noche, cuando duerman sobre él, soñarán con su futuro marido ….

En Euskal-Herria, el día de San Juan, los portones de los caserios y las puertas de las tiendas se adornan con ramas de un árbol mágico para nosotros, leizarra, el fresno.
Y
en medio del verde de las hojas alguien con un sentido artístico más agudo, se atreve a introducir una flor como nota de color.

Dicen que se hace para favorecer una buena cosecha …

Dejemos de lado los significados. El culto al solsticio es tan antiguo como el ser humano y  su significado habrá variado con el sucederse de las culturas y las civilizaciones.

Concentrémonos en el gesto. Un gesto que nos sirve para espantar el miedo a la incertidumbre del futuro y propiciar las cosas buenas. ¿Os imagináis la ilusión de las suequitas que, guiadas por su propio sentido de la estética, escogen las flores que compondrán su bouquet? ¿Os imagináis el esmero de los hombres y mujeres dedicados a escoger las ramas de fresno que decorarán sus puertas?

…  y las personas se van contagiando unas a otras por ese sentimiento de plenitud que emana de la belleza de los gestos y de la belleza que les rodea y todos terminan con una sonrisa en la cara.

Milenio tras milenio las personas siguen repitiendo estos gestos porque evidentemente es un método que da resultado.

¿Será que, instintivamente, todos nosotros sabemos que hacer gestos dedicados a crear belleza con el fin de zambullirnos en ella y vivir en ella, sirve para atraer y ganarse la benevolencia de algo más poderoso que nosotros y tener así una vida feliz y plena?

A. in Amsterdam

in ogni buchino del marciapiedi crescono dei fiori

fiori

gente che, quando camini, ti guarda negli occhi e ti sorride

fiori

meraviglioso Van Gogh

fiori

coraggiose mamme che vanno in bicicletta con una castello di figli sopra, anche quando sta piovendo

fiori

turisti increduli, a bocca aperta che guardano le prostitute che, ” in deshabillé, sedute vicino alle finestre in poltrone piene di cuscini  sembrano grande gatte annoiate” dice Milan Kundera nel suo libro libro L’insoportabile leggerezza del Essere. A me mi facevano venire in mente i grandi pezzi di carne appessi da quei grandi uncini di acciaio che si vedono nelle macellerie.

fiori

un cielo ampio e pieno di luce. Una luce che rende tutto vibrante e crea una profondità di colori che fa grandi contrastasti e allo stesso tempo e riposante per gli occhi. Meraviglioso.

fiori

Vermeer

fiori

la ceramica di Delf

fiori

un freddo terribile

fiori

nei caffé, sul tavolo, mettono una ciotola con zucchero bianco, zucchero di canna e cicchi di cioccolato

fiori

patate fritte …. ottime!!!

fiori

grandi finestre senza tende che diventano vetrine da mettere in mostra qualcosa di stupefacentemente bello così che chi passa per la strada rimane a bocca aperta ( e si può anche sbirciare un pò dentro le case che sono bellissime ……)

fiori

tantissime gallerie d’arte e rigattieri

fiori

un giardini nascosto dietro a una piccola porta di legno nella piazza Spui dove in questo momento spuntando i mughetti

fiori

canali e canali e barche che sembrano giardini gallegganti

fiori

penso e a me stessa, morta di freddo, che insieme alla mia amica Thij mangio la migliore zuppa di carote che ho mai assaggiato e dicco, ma … come é possibile che, ad Amsterdam, con quel freddo e quella pioggia, in inverno, la lavanda sia in fiore?

arte effimera

… anche il giardinaggio é un arte effimera: é lo sforzo spirituale di ricerca della bellezza e della perfezione attraverso la cura,  riproduzione e la collocazione nello spazio delle piante secondo un’ideale estetico, finalizzata a raggiungere uno stato di contemplazione, di lirismo e di esultanza spirituale dove si fondono il pensiero e i sensi.

Il giardino comunica emozioni ininterrottamente perchè gli elementi vivi che lo compongono sono in continua trasformazione. E provoca sensazione multisensoriale perché in essa incorrono colori, luci, profumi, rumori ed elementi atmosferici.

Il grano é stato l’inizio.

Per una parte del mondo il grano ha significato l’inizio delle grandi civiltà, l’accumulo di richezze e la coltivazione e ricerca della bellezza in tutti i campi. Per la prima volta, grazie al grano, la popolazione si é saziata e questo ha aiutato a inculcare una prospettiva di futuro e di eternità nella mente della gente. Da allora le persone vivono proiettati al futuro.

Anche in Sardegna é stato così. La coltivazione del grano in Sardegna risale a migliaia d’anni fa è il suo territorio strabocca di vestigi archeologici di fastose civiltà di diverse epoche a cui non si sa dare un racconto ….

Adesso però ditemi, chi da quanto tempo si  fa su pani pintau, il pane decorato sardo…  Potete immaginare quanto deve essere antica questa arte effimera la cui materia prima sono la farina e l’acqua?

La mia vicina la Sig.ra Aurora Lai é l’autrice di questo pani pintau qui sopra fatto in mio onore (parole sue), a forma di “A”, la iniziale del mio nome. Un’opera bellissima, un lavoro arduo, enfatico, complesso, infinitamente delicato con ricchissime e gioiose decorazioni ispirate in una natura rigogliosa … Ammirandola sua lavorazione  uno immagina come può accrescere la pazienza e rafforzare la volontà dell’artista . Lo dice il buddismo zen “qualsiasi fatica quotidiana trascende la sua essenza materiale per incarnare una manifestazione spirituale che resta rispecchiata nel movimento e nel passo rituale del tempo”.

L’artista che lavora sul arte effimera abbandona il sogno della propria immortalità però contribuisce nella perpetuazione, sopravivenza e continuità dell’arte effimera in questione come una sua custode e propagatrice finche passa la staffetta.

Sono pezzi fugaci ma non per questo rinunciano ad una vocazione di perfezione estetica.

gusci di uovo

volete conoscere un rimedio facile e naturale per evitare di avere uno shock quando, svegliati la mattina e pressa la rincorsa per andare a vedere l’amato l’orto lo vedete trasformato nel deserto del Gobi? grazie alle lumache?

Fate come ha fatto E. nel suo orticello. Sminuzzate più gusci di uova possibile e fate una barriera intorno alla pianta che volete proteggere, in questo caso, zucche nate dai semi portati dai Paesi Baschi.

Funziona alla grande !!!

un piccolo appunto: l’artemisia

stiamo dimenticando gli antichi rimedi naturali. Per questo, prima di scordarmelo, volevo farvi sapere del antidoto di cui mi ha parlato ieri la mia vicina la Sra. N., quando siamo andate a fare una passeggiata nel bosco.

Un tempo, i nonni e i genitori della Signora N., per conservare il chicco del grano sano e ripararlo dal verme, immagazzinavano il grano insieme a delle foglie di artemisia e del sale.

Lo sapevate? Al posto delle plastiche e degli spray di varie schifezze chimiche che mettono adesso ….!!!  La Sra. N. non sapeva dirmi di più ma, sono sicura che i vecchietti di qui saranno contentissimi di ricevere chiunque voglia parlare con loro di questo e altri rimedi …. Certo, sapere il sardo aiuterebbe molto nella comunicazione; non che loro non parlano anche l’italiano, lo fanno. Ma le sfumature … sono importanti, no?

Ve ne avevo già parlato della ARTEMISIA, qui, lo ricordate ?

aglio selvatico e “su scravamentu”

ero a comprare il pane e una mia vicina stava dicendo che per lei, fra tutte le feste religiose,  quella della Pasqua era la più emozionante  <  … perché poi, quando vedi comparire la Madonna vestita di nero …!!! >  ha detto con gli occhi lucidi.

In Sardegna la protagonista della Pasqua, più che il figlio, è la madre.

Succede così.

Oggi, venerdì Santo, si celebra SU SCRAVAMENTU.

Prendono la statua di Gesù lì dove lo tengono tutto l’anno. Essendo le sue braccia e le gambe articolate, lo inchiodano a una croce di legno. Lo caricano sulle spalle e si dirigono a una chiesa prestabilita. In questa folla ci sono 4 uomini che  portano 2 lunghe scale di legno.

E c’è la processione della Madonna. Anche la Madonna si avvia alla stessa chiesa dove stanno portando Gesù. La particolarità che rende questa processione molto commovente è che la Madonna è vestita di nero, di luto …. In certi paesi è completamente coperta di nero, dalla testa ai piedi.  In altri si possono vedere soltanto i suoi occhi molto tristi e in altri invece la faccia è scoperta. In ogni caso la Madonna è vestita di nero e tutti si identificano con il dolore straziante di questa madre. Perché pur provando ammirazione, non è facile immedesimarsi in Gesù di Nazareth, un personaggio insolito con una vita eroica e una morte altrettanto coraggiosa e terribile. E per di più figlio di Dio. A differenza di lui, il dolore della Madonna è più vicino al nostro intendimento. Tutti ricordano che Maria è stata una mamma che capì la natura di suo figlio, che lo allevò trasmettendoli fiducia in se stesso senza mai frapporsi nella sua strada. Tutti capiscono quanto può aver amato suo figlio una mamma che spinge suo figlio a essere se stesso a dispetto del proprio dolore. Tutti immaginano il dolore di una mamma a cui il potere, crudele, uccide il figlio innocente.

La gente la vede passare in silenzio. C’è chi prega e c’è chi piange. Questa immagine del dolore è molto commovente.

Arrivati alla chiesa con Gesù, piantano la croce nell’altare, appoggiano le due scale a entrambi i lati della croce e comincia “Su Scravamentu”, lo schiodamento. Glii tolgono la corona di spine dalla testa e poi i chiodi dalle mani e dai piedi. A questo punto arriva la Madonna che, in completo silenzio, avanza lungo il corridoio della chiesa fino davanti al corpo di suo figlio che nel fratempo hanno portatu giù dalla croce e, per un momento, sembra che li vengono a meno le forze perché accenna un inchino.

E poggiano il corpo di Gesù ai piedi o nel grembo della madre   …

A questo punto si da inizio a SU INTERRU. Il Funerale.  Mettono il corpo di Gesù in un a bara e si parte in processione.

Questa storia però ha un lieto fine. Domenica si festeggia SU INCONTRU, l’incontro fra la mamma e il figlio che è vivo che è risorto. Una processione accompagna Gesù a trovare sua madre. Un altra processione accompagna la Madonna a trovare suo figlio. Ogni processione percorre strade diverse per non trovarsi prima del luogo del appuntamento che è una piazza o una strada. Quando si vedono, si avvicinano, si abbracciano e si baciano. E la madre è un’altra volta felice … !!!

Quando si legge la vita di Gesù nei vangeli la Madonna non è nemmeno un personaggio secondario, è soltanto una comparsa. Addirittura dentro lo stesso cristianesimo ci sono credenze che non la considerano nemmeno. Non esiste.

Non voglio azzardare una comparazione fra la Madonna e l’aglio selvatico. Però tutti conosciamo persone che, pur non essendo dei protagonisti, sappiamo che senza di loro le cose non solo sarebbero diverse ma sarebbero peggio. L’aglio selvatico è un pò così. Cresce sotto terra. E piccolino. Ma quando lo metti, per esempio,  in una insalata, cambia la dimensione del sapore. E la prossima volta che non lo vedrai nel piatto, ti mancherà.

Dopo tutte queste lacrime e emozioni ci vuole qualcosa di leggero però saporito …. Un piatto che rispetta tutte le restrizioni della Pasqua …..

INSALATA DI AGLIO SELVATICO E ACETOSELLA

Si lavano e si spezzetano i seguenti ingredienti:

finocchio + 1 arancia a spicchi + aglio selvatico + more + foglie di acetosella + fiori di acetosella + asparaggi selvatici sofritti + un pò di orzo già cotto.

Condire con un pò di sale, aceto balsamico e corposo olio di oliva.

michela

… si dice che in Sardegna non ci sono terremoti. Ma non é vero. E se leggerete questa storia anche voi vi convincerete di questa semplice veritá. Ero indecisa sul fiore con cui rappresentare questo terremoto. Alla fine ho scelto il bellissimo giglio marino fotografato nelle spiagge delle sue care terre del Sinis poiche é proibito prenderla. Peró non basta per raffigurarlo e ho anche scelto la grande e magnifica scultura “TULIPANI” di Jeff Koons che si trova al Museo Guggenheim de Bilbao.

Per cui, come direbbero i sardi di una volta ….ALLUI SU CONTU,

Questa é la storia di un terremoto in Sardegna. Che si manifesta sotto la forma di una donna ribelle. E romantica. Una donna che ha deciso di immaginare il proprio mondo, il mondo che piú piace a lei ed erigerlo. Ha deciso di raccontaré la propria storia e di essere la sua protagonista. Senza paura, come se fosse la padrona delle terre e del cielo, delle foreste, del mare e delle montagne … e dello stagno.

Questa é la storia di un terremoto con i piedi molto piccoli, perfetta culminazione della sua figura. Uno dei suoi piú forti punti erotici. Piedini infilati in piccole scarpine basse, ogni volta di un colore diverso, con i quali camina a piccoli passi creando a torno a se un aura di sensualitá e fascino. Attraendo sguardi di attenzione e ammirazione. Io non ho mai conosciuto le donne cinesi della famiglia imperiale, quelle con i minuscoli piedi di loto d’oro. Donne che facevano impazzire di voluttá gli uomini, non si sa se per i piedi -deformi, sanguinanti, puzzolenti anche se fasciati e infilati in lussuosi scarpe- o se la consapevolezza di avere, POR FIN sottomesso la donna, diventava cosí innebriante da goderci sopra…. !!! I piedini del terremoto di cui vi parlo non sono bendati e alla minima opportunitá sfilá le scarpe lanciandole in aria  … non per niente é di Cabras …

Questo terremoto ha la figura come quella della Dea Madre sarda, forme voluttuose segno di forte feminilità. Non ci sono arrivati racconti della Dea Madre. Non ci sono storie ne miti di cui é protagonista. Ma se la guardi capisci che Lei ”è” senza necessitá di agire. Piu che fare, emana: emana forza, espressivitá, risoluzione, energia, vitalitá, tenerezza e generositá. Più che fare, genera per il solo fatto di essere. E’ la espressione della potenza creatrice allo stato puro. Come il terremoto di cui vi parlo.

I suoi grandi occhi sono di colore marron oscuro. Curiosi, indiscreti e diretti. Quando il suo sguardo penetrante decide di posarsi su di te non ti molla finché non ha rivoltato il tuo cuore e il tuo stomaco come un calzino. Puo capitare di non accorgerti perché ti scruta con un grande sorriso negli occhi con il quale ti vuole convincere della sua magnanimitá. Se ci riesce ti avrá soggiogato e sei sotto il suo incantesimo. E allora debi aspettare che un principe coraggioso bla-bla-bla …..

E c’é la sua forte risata. Una risata contagiosa che rischia di travolgerti in qualsiasi momento talmente e frecuente e prorompente.

E c’é la sua intelligenza, che non teme la libertá e che la usa per lanciare offensive e raccogliere vittorie …. !!!!

Abbiamo o non abbiamo un terremoto in Sardegna? ve l’ho detto …..

Il terremoto di cui parlo é certamente  Michela Murgia.

Ho sentito Michela, felice,  che diceva che il 2013 sará un anno magnifico per lei. Pubblicherá libri. Martedí 29 di gennaio si saprá se é LIBEROS il vincitore del premio di 100.000 € che “Che fare”  ha messo in gara e … continuerá a fare i passi per diventaré forse  ….

… la donna che edificherá uno Stato nuovo? Si avverrano i suoi sogni piu audaci?

Ci ho messo tanto prima di decidermi a parlare di Michela. Ci ho rimuginato sopra per un bel pó di tempo ….  Michela aveva saputo di questo mio blog e scrisse QUESTO ARTICOLO su di me ….

Una volta ho sentito Michela citare questi versi del poeta Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Michela mi ha sognato. Grazie Michela.

mele di Fonni

… non pensate di andare a Fonni a raccogliere mele perché ormai è completamente coperta di neve fino alla primavera  …

Perché,  nevica in Sardegna?

Si, può capitare anche questo, in Sardegna.  E soprattutto a Fonni, il paese più alto della Sardegna, a 1000 metri, nelle pendici del Gennargentu.

Queste mele ce li ha regalati Paola e non mi sono resistita a fotografarle. Sono talmente belle ….. e BUONE !!!!!

La prossima volta ve la presenterò. Mi ha promesso che cucineremo qualcosa insieme. Qualcosa di Fonni.

Per il momento, per prepararci alle feste di natale, mangiamoci queste mele così come sono, crude, con la pelle, dove si trova la fibra …. che ne dite?

 

albero di natale

…. ho pensato ma ….  se io vi insegnassi a fare dei bei abeti in carta, di quelli che ho imparato a fare da piccola a scuola, potrei convincere a qualcuno a non adornare i salotti di casa, a natale, con dei alberelli indifesi e spaventati, soffocati dai caldi dei termosifoni, siano essi in vaso o tagliati via dai boschi? …. per poi buttarli via, spensieratamente,  dopo 15 giorni?

Che le piante abbiano una percezione del dolore la scienza non lo può accertare ancora. Se ce l’hanno è molto diversa di quella degli animali, proprio per la costruzione del suo corpo. Le piante si sono evolute in maniera da essere predate dagli animali per cui sarebbe normale pensare che anche la loro percezione del dolore è molto differente rispetto a quella degli animali, quindi potrebbe non esistere o potrebbe essere di natura molto differente. Per quanto mi riguarda, le piante sentono il dolore. E in ogni caso, davanti al dubbio, meglio non farli del male.

Le piante sono essere viventi con degli organi di senso molto più raffinati degli animali e con una capacità di senso molto elevato. Le piante hanno capacità cognitive, e cioè? La cognizione è una proprietà astratta che implica apprendimento, consapevolezza, comprensione, capacità di astrazione, di prendere decisioni, di trarre conclusioni, di porsi degli obiettivi e risolvere i problemi. Capiscono il mondo e gli danno un senso. Spesso non ci si pensa perché una pianta è silenziosa e anche immobile, non puo mettere in atto LA FUGA e non può LAMENTARSI, che è la risposta principale degli animali a qualunque cambiamento dal ambiente che li circonda. Però e proprio per questo che sono molto più raffinati. Siccome non possono fuggire e non possono avvertirci della sua sofferenza con un lamento, hanno una grande necessità di sentire qualunque cambiamento con grande attenzione. Questo lo possono fare soltanto perché hanno degli organi di senso estremamente raffinati e perspicaci. E una volta percepite queste piccole variazioni ambientali, la pianta è capace di fare un’altra cosa che gli animali non fanno: cambia in maniera repentina sia il metabolismo sia la propria anatomia per rispondere a questi cambiamenti.

E allora, come si mette per i vegani e i vegetariani quando lo sono per etica? perché gli animale soffrono e le piante no ?… non lo so, bisognerebbe fare un pò di precauzione. Potrebbero alimentarsi di frutti e di fiori che sono gli organi che la pianta produce perché siano mangiati, sono capsule di semi. E’ per quello che sono belli, che attraggono … sono fatti per disperdere il seme.

Queste parole sono alcune delle idee che il neurobiologo vegetale STEFANO MANCUSO ha espresso in un meraviglioso intervento a Radio Rai Tre, che mi ha rincuorato e mi ha rinforzato nelle mie intuizioni e che condivido completamente

Con le mie amiche di BLOG UNITI abbiamo deciso di fare qualcosa di speciale per natale. Con questi abeti in carta vi propongo di fare dei segnaposti a tavola … sarebbe bello addobbare tutto il tavolo come fosse un bosco, tutto pieno di alberi felici …. di carta. Un omaggio ai boschi.

BUONE FESTE A TUTTI.

Soile Ene

da quando ero piccola, strappo dalle riviste e dai giornali, e conservo, le foto e gli articoli che mi sono piaciuti …..

Questo è un pezzettino della storia di Soile Ene, bambina masai ….

(mia traduzione)

RAGGIANTE VA LA SPOSA

Dicono che per quasi tutte le donne il giorno del matrimonio sia quello più bello della loro vita. Forse lo è solo per quelle che hanno compiuto più di 13 anni.

Prima di imparare a camminare, parlare o mangiare Soile Ene Martine aveva già un marito assegnato. Addirittura prima di essere nata era già stato deciso come sarebbe stata la sua vita. Soile è una masai. Sua mamma la partorì da sola in una capanna. Suo padre, per rispettare la tradizione, non la conobbe che 10 giorni dopo la sua nascita. Possibilmente fu allora che un anziano del villaggio la sputò in testa per benedirla. Non sappiamo però quando fini la sua fortuna. Forse il giorno che non sfuggi all’ablazione che ancora soffrono più della metà delle donne del suo villaggio, anche se questa pratica è proibita nel suo paese, Kenia. O forse la buona fortuna finì quando suo padre scelse il suo marito, 17 anni più grande di lei. E oggi, il giorno del suo matrimonio, piange. Quando uscirà dalla casa dove ha trascorso la sua infanzia non dovrà guardare indietro oppure il dio dei masai la trasformerà in pietra. Nella dimora della sua futura famiglia i suoi nuovi parenti la accoglieranno con insulti e sterco, per irrobustire il suo carattere. Poi arriverà il momento di condividere uno spezzatino di capra con il suo marito e sigillare così il compromesso. Sua moglie si chiama Simintei Ole Saipiri. Soile non è ne la sua prima ne la sua unica sposa. Vuole avere bambini con lei il più presto possibile. Bambini che Soile partorirà da sola in una capanna.